Si scopa la sorella bendata

 




Si scopa la sorella bendata


Nel nostro ufficio c'è una toilette separata dalle altre, che noi chiamiamo "il puttanaio", o per usare un termine più acconcio, alcova, rifugio di noi dipendenti in vena di sveltine, approdo anche di qualche dirigente che non disdegna di lasciare il proprio, confortevole, accessoriato bagno personale per infilarsi qui e scopare, come a dire che una scopata è segno di democrazia. E' un bagnetto largo abbastanza per ospitare una coppia, è previsto della tazza, d'un bidet, d'un lavabo, di carta, insomma il minimo per assicurare, dopo, una discreta igiene. La chiave la tiene in custodia un nostro fidato collega, uno chaperon, o un maitre, o un ruffiano, che dir si voglia che, a richiesta, la concede, naturalmente dietro modeste, ma frequenti regalie, lo stronzo! Naturalmente tutti conoscono l'uso che si fa di questo posto, ma nessuno ne parla. Diciamo che, senza trascurare il lavoro, una sosta, più che al distributore di caffè e bibite, nel puttanaio per una sana chiavata, si riflette positivamente sull'efficienza della società. In questo modo si allentano tensioni, stress, ubbie e ognuno è soddisfatto. Ovvio che codesto "gabinetto erotico" sia pieno di scritte, che qualcuno 

definirebbe oscene, ma è tutto un assemblaggio di messaggi espliciti e non, di numeri di cellulari fittizi e non, di espressioni tra le più colorite e fantasiose, tutta una serie di graffiti d'ispirazione sessuale da formare un campionario dell'erotismo di un ufficio, anche visualizzato da disegnini, anche bene fatti, di culi, tette, fiche spalancate, pelose e non, con l'immancabile cazzo, sempre di proporzioni gigantesche, infilato in ogni buco e, per la maggior parte, con evidenti grafie che rappresentano colature di sperma. Lo frequento abbastanza, da quando ho conosciuto Simona, 40enne, belloccia, sederone, fianchi larghi accoglienti, poppe dure come una diciottenne, bocca da troia e voglia di chiavare uguale. Quando vuole fottere, se ne viene in ufficio con delle mini mozzafiato, profumatissima, truccatissima, come una puttana dei viali di periferia. Mi lancia sguardi languidi, maliziosi, di fuoco, respira affannosamente, ti fa capire con la mimica che ha voglia di scopare! E, ovviamente, non mi tiro indietro. Mi faccio dare la chiave del regno, durante una delle tante pause, sesso con il cane mi avvio per prima, socchiudo la porta e, dopo poco, me la vedo entrare. L'appoggio alla parete di mattonelle e la slinguo in bocca, mentre le strizzo i seni e lei comincia a gemere. Ricambia, cercandomi, in bocca con la sua lingua e azionando la mano alla ricerca del mio cazzo che, già in erezione, preme sul suo ventre. Una volta capitò che leggesse, dietro le mie spalle, un numero di cell e dicesse: "Oh, ma questo è il numero della Lilla!". Infatti, con un pennarello nero, era stato vergato un messaggino tipo: "Cerco qualcuno che spenga il mio fuoco! Chiamami presto!". "Interessante!" - esclamai. 

Un morsetto sull'orecchio mi richiamò alla realtà di quel momento: "Non ti ci provare, eh? Non ti basto io?"."Ma si capisce, ahia!". E giù altri baci di magma e mani a sollevare la mini, a scostare gli slip, a frugare in mezzo ai peli, alla ricerca della tana dove infilare un paio di dita e scavare,cincischiare, fino a sentire il succo scorrermi intorno. E poi, senza attendere oltre, staccarla dalla parete, chiederle, come al solito, di appoggiarsi con le braccia al lavabo, offrendomi la schiena, sollevarla il lembo di gonna, abbassarle le mutandine alle caviglie, allargarle le cosce, farle un'altra carezza al giardino fatato e, dopo essermi liberato dei miei straccetti, entrare in lei e spingere, spingere, stringendole quei fianchi sodi e strippandole le chiappe ad ogni movimento. E intanto, impegnato nella mia trapanazione, leggermi le scritte per eccitarmi ancora di più..."Adoro leccartela!"..."Ce l'ho grosso, tutto per te!"..."Sono sfondata, chiavami tanto e pisciami dentro!"..."Voglio assaporare la tua sborra, mon petit cochon!"..."Sono disposta a far di tutto!"..."Ho il buco del culo in fiamme, vuoi spegnere il mio incendio?"..."Amore, che aspetti? Chiamami, chiavami, fottimi, fino a farmi svenire!"..."Fammi male col tuo martello!"..."L. è stata qui e ha goduto da morire!"..."Se vuoi conoscermi meglio, non dimenticare questo numero!"...."E' stato bello P. farmi inculare da te: non l'avevo mai fatto! Ne voglio ancora, ancora, ancora, ti amo"....Tutta una carrellata di numeri telefonici, di immagini, di pose, di allusioni, mentre io spingo, spingo e Simona a stento trattiene le grida e mugola e sussurra di volerne ancora. Dovremmo lasciare anche noi una traccia del nostro passaggio, pardon, della nostra chiavata, ma dev'essere qualcosa di originale!. Intanto è il mio momento: un'ultima spinta, poi esco, e le bagno la schiena fino all'ultimissima goccia, poi con la punta del pene, le strofino una chiappa e le lascio una strisciolina luccicante! "Sei un gran putta none, S., sei talmente profonda che ne potresti prendere due

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